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Appello ZetaLab

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APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO

LABORATORIO ZETA, UN RARO ESEMPIO DI DEMOCRAZIA PARTECIPATA DA SALVARE

Se in una città, una regione, un paese, mancano infrastrutture, servizi sociali, se vengono meno le più elementari necessità che una società civile dovrebbe garantire, dalla salute alla casa, all'accoglienza, alle attività culturali, al doposcuola, al sevizio di sostegno e orientamento per i migranti; se un luogo diventa spazio realmente pubblico, aperto ad iniziative sempre mirate alla tutela dei diritti di chi subisce le più disparate discriminazioni, ovvero luogo di scambio e confronto spontaneo e libero; se diventa un punto di riferimento per le stesse istituzioni e per la popolazione di un quartiere e di una città; se ospita rifugiati politici e si sostituisce materialmente, negli anni, ai soggetti che avrebbero il compito precipuo di fare "welfare", per dire così.

Cosa si fa nella città, regione, paese che premia la furbizia, ormai diventata abitus mentale della stragrande maggioranza degli italiani, dove la solidarietà è segno di debolezza e disvalore diffuso?

Si fa lo sgombero ‘coatto’ e ‘cruento’! E dopo una carica delle Forze dell'Ordine,documentata da diverse riprese amatoriali, si mandano in ospedale, conciati per le feste, professori di religione e docenti universitari conosciuti per i seminari sulla non violenza. …E’ciò che è accaduto giovedì ventuno gennaio duemiladieci nel capoluogo siciliano.

Quel giorno a Palermo, in via Arrigo Boito, in uno spazio degradato e in stato di abbandono recuperato grazie all'inesausta e quasi decennale attività dei ragazzi del Laboratorio Zeta, si è consumato il peggiore dei mali dell'umanità, e il più diffuso , purtroppo: l'Ingiustizia. Con una determinazione impressionante le Istituzioni tutte non hanno esitato a chiudere una esperienza di crescita culturale e sociale unica per la città. Il Comune di Palermo, colpito come minimo da una forma preoccupante di schizofrenia, non è stato capace di chiudere la mediazione in corso da mesi, facendo sì che venisse assegnata agli occupanti la gestione della struttura sita in via Boito, nonostante i numerosi riconoscimenti dell'utilità sociale delle attività svolte dal e nel Laboratorio Zeta e le forniture di acqua, luce e provviste.

Persino il portale internet del Comune annovera il Laboratorio Zeta fra i luoghi di accoglienza che la città offre: ha funzionato,infatti, il Lab Zeta, per accogliere i rifugiati del Darfur che altri avrebbero avuto il dovere di accogliere, senza tuttavia ‘guadagnare’ il diritto all’esistenza nel suo luogo d’origine! La posizione irriducibile a qualunque soluzione di compromesso da parte di un'altra associazione assegnataria, Aspasia, ha innescato un gioco delle parti che, dopo diverse ore di finta trattativa, si è concluso con lo sgombero violento della struttura.

Non ci sono giustificazioni per l'accanimento con cui il diritto di questa non del tutto trasparente associazione Aspasia, assegnataria dell'immobile, è stato 'difeso'! Del resto, quante sentenze esecutive non vengono 'eseguite'? Eppure, con una sonora manganellata, con centinaia di mattoni che murano adesso tutte le aperture dei locali, si è voluta apporre la parola 'fine' alla ricca esperienza del centro sociale e cancellare uno dei rari e spontanei esempi di democrazia partecipata, una delle realtà più rappresentative di Palermo, punto di riferimento delle intelligenze più brillanti della città, accademiche e non, certo!

Rappresentativa della scintilla di vitalità che scorre ancora nelle vene di questo luogo fradicio, una città letteralmente appestata dai miasmi della spazzatura e della logica 'fitusa' dell'inciucio.

Pertanto, signor Presidente, chiediamo un Suo autorevole e illuminato intervento affinchè questa ingiustizia venga sanata!

Antonella Monastra, consigliere Un'altra Storia, Comune di Palermo

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Chi sono

Antonella Monastra è palermitana e nata nel ‘56. E’ ginecologa responsabile del Consultorio Familiare ...
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