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Rubrica 'Ho scritto'

Punti nascita e diritto all’aborto - su La Repubblica Palermo

06 GEN 2016 - Da La Repubblica – Palermo
Punti nascita e diritto all’aborto
di ANTONELLA MONASTRA


Il 2016 comincia con la chiusura dei punti nascita di Petralia, Santo Stefano di Quisquina, Mussomeli e Lipari. Senza appello, malgrado una mobilitazione generale. Col pretesto dell’emergenza sicurezza passano in secondo piano le difficoltà di chi vive in territori disagiati. La “migrazione” tout court delle partorienti verso le grandi strutture sarà inevitabile e avrà pesanti ripercussioni sulla qualità dell’assistenza e sulla sua appropriatezza; quindi indirettamente anche sulla spesa pubblica. Poi è impossibile stabilire quale sia la soglia numerica che mette al riparo da errori od omissioni, così come nessuno, dati alla mano, può assicurare che con tali drastiche misure si riduca l’indice di mortalità materno infantile. Con certezza, invece, si può prevedere cosa succederà alle donne: saranno costrette a partorire lontano dalla loro casa il che comporterà anche per i familiari che vogliono star loro vicino, inclusi gli altri figli spesso piccoli, un problema di natura logistica a cui nessuno come sempre ha pensato; affronteranno una dimensione del parto più medicalizzata ed invasiva, senza che questo si traduca per forza in maggiore sicurezza o risparmio; faranno i conti con strutture grandi, spersonalizzanti, non necessariamente in grado di assicurare di certo l’assenza di complicanze o incidenti, ancora percentualmente alti nelle nostre grandi strutture ospedaliere rispetto alle altre realtà italiane ed europee. Al contrario sarebbe necessario ripensare al potenziamento della rete territoriale dei reparti e dei consultori, come previsto dalla legge, anziché ridurne le piante organiche come invece si sta facendo, distruggendo esperienze consolidate e funzionanti. Le evidenze attuali sembrerebbero indicare che qualora in una comunità esista una buona organizzazione ed integrazione dei servizi ostetrici, una adeguata disponibilità di operatrici ostetriche territoriali competenti ed addestrate, in grado di selezionare correttamente le gravidanze in relazione alle linee guida disponibili, possa essere realistico poter offrire alle donne a basso rischio ostetrico – qualora ne venga manifestata l’intenzione - una possibile opzione alternativa al parto ospedaliero. Accanto a questo l’esperienza delle case del parto potrebbe rappresentare una risposta alla giusta esigenza di conciliare sicurezza e rispetto dell’intimità in un momento così importante nella vita di una donna e di chi la circonda. La chiusura del punto nascita dell’Ospedale di Petralia porta con sè anche il fardello del depotenziamento di una struttura, unica nella provincia, in grado di rispondere alla richiesta delle donne di interrompere le gravidanze indesiderate come previsto dalla legge 194/78. Ciò accade inopinatamente in una Regione che “vanta” ben l’87,6 per cento di obiettori di coscienza tra i ginecologi e che, unica insieme al Lazio, ha una estrema variabilità di applicazione della legge anche in relazione al citato fenomeno dell’obiezione. Difatti il carico di lavoro per il ginecologo siciliano che applica la legge (smettiamola di definire “non obiettore” e cioè con una negazione chi fa il proprio dovere!) si discosta notevolmente dalla media nazionale di 1,6 interruzioni a settimana sino ad arrivare ad una media di circa 10 interruzioni a settimana. Se la riduzione dall’ ’82 ad oggi degli aborti volontari ha consentito alla ministra Lorenzin di poter affermare lo scorso anno che il problema dell’obiezione non esiste, i dati ci dicono invece che se la legge fosse applicata pienamente, agendo anche sulla prevenzione tramite una vera rifunzionalizzazione dei consultori, forse le interruzioni di gravidanza si ridurrebbero ancor più velocemente. Ad esempio i consultori dovrebbero divenire un passaggio obbligato e non occasionale; bisognerebbe trasformarli in centri di prenotazione di Ivg col rilascio del documento, impropriamente chiamato “certificato”, per ottenere l’interruzione di gravidanza. La visita di controllo dopo l’intervento, infine, dovrebbe avvenire in consultorio allo scopo di dialogare con la donna aiutandola a scegliere i contraccettivi. Dunque la vicenda dell’Ospedale di Petralia è paradigma di una visione miope nella gestione dei servizi sanitari, dettata da una prospettiva limitata al “qui ed ora”. Bene hanno fatto i sindaci ad esercitare un forte ruolo in difesa della salute della cittadinanza. Purtroppo il razionamento “cieco” delle risorse rappresenta certamente l’ostacolo più evidente, ma non l’unico, all’ organizzazione dei servizi che devono occuparsi della salute delle donne, soprattutto nella gravidanza e nel parto che, si ricordi, non sono una malattia. Le priorità vengono scelte sulla base di criteri esclusivamente ragionieristici, per non pensare ad altri criteri ben lontani dagli interessi della collettività. Esistono infatti anche barriere di natura culturale da parte di chi governa la Sanità e di coloro che hanno il mandato di mettere in atto politiche sanitarie rivolte alle donne. Si tratta, ancora una volta, da parte del governo, di scegliere su cosa e come risparmiare il pubblico denaro considerando finalmente, e soprattutto su questi temi, il punto di vista delle donne.


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ANTONELLA MONASTRA

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Antonella Monastra è palermitana e nata nel ‘56. E’ ginecologa responsabile del Consultorio Familiare ...
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