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Mozioni

Toponomastica cittadina

 

Città di Palermo  

 

 

Prot. n. __________   Palermo, 01 giugno 2015

 

MOZIONE

Per una Toponomastica cittadina rappresentativa dei valori di riferimento della nostra Città”

 

Premesso che

 

Lo stradario di Palermo, aggiornato dal competente ufficio a metà maggio del 2015, conta 4987 tra vie, piazze, piazzali, viali, vicoli, cortili, piani, giardini, ecc..

Esaminando lo stradario è evidente come gli odonimi attribuiti si riferiscono soprattutto a personaggi maschili, compresi i generali, colonnelli e governatori che hanno effettuato operazioni di guerra, mettendo in atto tutte le strategie usate da una potenza conquistatrice.
L’elenco dei massacri compiuti in nome della monarchia, del colonialismo e del regime è lungo e vergognoso. Il colonialismo, in particolare, per opera dei vari governatori e generali, significò la riduzione in schiavitù delle popolazioni locali attraverso una politica vessatoria e razzista, ritenuta necessaria per l’affermazione della civiltà, ed attraverso lo sfruttamento di tutte le risorse, esclusivamente per arricchire le proprie casse ed alimentare la propria economia in espansione, e non certo per migliorare l’economia locale.

Indro Montanelli, nell’articolo “Dentro la guerra” pubblicato nel gennaio del 1936 sulla rivista mensile “Civiltà fascista” scrive:
“(…) 1° La nostra condotta verso queste popolazioni è straordinariamente blanda.
2° Il soldato italiano, singolarmente preso, bene è che ecceda in dignità razziale.
Il primo fatto può trovare giustificazione nella nostra tesi diplomatica e nella posizione che abbiamo assunto di fronte al mondo. Non mi riguarda. Il secondo, se si pecca in difetto, è grave ed è il sintomo di una manchevolezza che va immediatamente corretta. Ci sono due razzismi: uno europeo – e questo lo lasciamo in monopolio ai capelbiondi d’oltralpe; e uno africano – e questo è catechismo che, se non lo sappiamo, bisogna affrettarsi a impararlo e ad adottarlo. Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finchè non si sia data loro una civiltà. Parla uno che comanda truppe nere e che ad esse è oramai attaccato e affezionato quanto alla sua famiglia. Ma non cediamo a sentimentalismi. Del resto, non occorre un intuito psicologico freudiano per avvedersi che un indigeno ama il bianco solo in quanto lo teme o in quanto lo tiene infinitamente superiore a sé. Niente indulgenze, niente amorazzi. Si pensi che qui debbono venire famiglie, famiglie e famiglie nostre. Il bianco comandi. Salvo qualche mezzacoscienza, nessuno di noi si augura che la guerra finisca. Potrà essere sciocco, ma è così. Noi, soldati, non abbiamo che un desiderio: continuare, afferrare finalmente questo nemico fantomatico e stroncarlo. Lo faremo senza batter ciglio. E lo diciamo noi delle Truppe (...)”

Queste sofferenze hanno lasciato ferite profonde ed i popoli sfruttati e dominati forse non hanno dimenticato. Sicuramente non hanno dimenticato le civiltà europee, d’età post-coloniale, che continuano a mantenere un atteggiamento razzista e xenofobo nei confronti dei migranti che, a migliaia, oggi, si riversano nei nostri territori.
Ci sono molte polemiche e contraddizioni in tema di accoglienza e di aiuti umanitari fra i vari paesi dell’Unione Europea, nonostante esista da anni una legislazione fondata su basi di reciproca responsabilità e solidarietà in materia di immigrazione e di asilo. Alcuni parlamentari dei vari paesi dell’Unione hanno concepito e proposto leggi xenofobe, palesemente in contrasto con le loro Costituzioni e con i Trattati e le Convenzioni.
Questa spinta razzista ed intollerante dimostra quanto ancora oggi l’Europa vanta e difende la propria identità e superiorità culturale, a discapito di opportunità di crescita e di arricchimento umano.
E non è azzardato pensare che l’accentuazione dei flussi migratori, oltre che da paesi martoriati da guerre interne, provenga anche da paesi già colonizzati, sfruttati e impoveriti, che non hanno avuto la possibilità di creare nuove economie e posti di lavoro, anzi continuano ad essere sfruttati e sottomessi ad un nuovo colonialismo di carattere economico e capitalistico attraverso l’azione ed il controllo agito dalle multinazionali da parte dei paesi industrializzati. Senza contare l’attecchire del drammatico fenomeno del traffico di esseri umani sostenuto dai circuiti transnazionali del malaffare e delle mafie che ottengono tra l’altro, mediante la prostituzione, una grossa fetta di guadagni schiavizzando le donne migranti.

Considerato che

Un’altra disuguaglianza che risalta esaminando lo stradario cittadino è il numero di odonimi che si riferiscono a donne. Su 4987 sono 268, cioè soltanto il 5,3% circa, di cui la maggior parte sono riferiti a figure religiose e a personaggi della mitologia, mentre una piccolissima percentuale celebra donne del recente passato impegnate in ambiti quali il giornalismo, la politica, la poesia, la pittura, l’arte.

In Italia è presente il Gruppo Toponomastica Femminile (www.toponomasticafemminile.com), gruppo di ricerca che da alcuni promuove iniziative che hanno l’intento di censire le strade cittadine intitolate alle donne, commentare gli esiti di tali censimenti, individuare le molte assenze e indirizzare il futuro toponomastico locale verso scelte di parità, ampliando la presenza di strade intitolate a donne.

La scrivente Consigliera, condividendone pienamente i contenuti, ha sostenuto la ricerca messa in atto dal gruppo Toponomastica Femminile chiedendo nel marzo 2012 al Commissario Straordinario pro-tempore del Comune di Palermo, che rispose positivamente, di voler aderire, come città di Palermo, alla campagna “OTTO MARZO, TRE DONNE, TRE STRADE” impegnandosi ad intitolare tre nuove strade cittadine a tre donne significative e meritorie di intitolazioni con rilevanza locale, nazionale e straniera.

Inoltre dal 31 ottobre al 3 novembre 2013 si è tenuto presso i Cantieri Culturali alla Zisa il secondo Convegno Nazionale di Toponomastica Femminile “Le strade: luoghi di memoria non di violenza”, convegno molto ricco di contenuti e di interventi, a cui ha partecipato anche il Sindaco di Palermo.

Ritenuto che

  Una città democratica si batte contro ogni forma di violenza, per la parità e la democrazia, valori che passano attraverso i contenuti, ma prima ancora attraverso i simboli, restituendo visibilità culturale all’elemento femminile, troppo spesso occultato dalla storia.

Ritenuto altresì che

Sia doveroso sostituire dalla toponomastica cittadina gli odonimi riferiti a personaggi politici e militari che sono stati artefici ed esecutori di una politica vessatoria e razzista in Sicilia, in Italia e nei territori colonizzati.
Nonostante la rimozione del dominio coloniale e/o degli eventuali crimini di guerra compiuti, abbia reso agli storici contemporanei difficile l’accesso alle fonti di archivio, per una corretta ricostruzione storica dei fatti, numerosi sono i documenti originali provenienti da archivi di Stato italiani e stranieri, i libri, la filmografia, atti di convegni, studi universitari e le testimonianze che documentano le violenze e le repressioni agite nei confronti delle popolazioni locali.


IL CONSIGLIO COMUNALE

si impegna e impegna

IL SINDACO

 

quale massima autorità locale ed in qualità di rappresentante dello Stato ad adoperarsi concretamente per:

1.    Modificare ed aggiornare il Regolamento della Toponomastica cittadina, approvato con Deliberazione n. 75 del 7/06/1993.
2.    Rivedere la toponomastica cittadina affinché le nuove attribuzioni di odonimi siano effettuate in base a criteri di parità di genere, valorizzando le figure femminili significative per il loro contributo alla comunità, per la loro autodeterminazione sia sociale che privata e, quindi, meritorie di intitolazioni.
3.    Sostituire gli odonimi riferiti a personaggi politici e militari che sono stati artefici ed esecutori di una politica vessatoria e razzista in Sicilia, in Italia e nei territori colonizzati, prevalentemente con odonimi riferiti a figure femminili significative, includendo tra queste anche le donne migranti, che nel perseguimento della libertà per loro stesse e per i propri figli, tragicamente morirono in mare o vittime di femminicidio.

   LA CONSIGLIERA
Antonella Monastra  

Chi sono

Antonella Monastra è palermitana e nata nel ‘56. E’ ginecologa responsabile del Consultorio Familiare ...
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