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Mozioni

MOZIONE SU ISTITUZIONE REDDITO DI CITTADINANZA E CAMPAGNA INFORMATIVA

 

Città di Palermo                                       Gruppo Consiliare                           

                                    Palermo, 1 giugno 2015

MOZIONE

“Reddito minimo di dignità:

contro povertà, disuguaglianze e mafie”

Premesso che

La campagna “100 GIORNI PER UN REDDITO DI DIGNITÀ CONTRO LA POVERTÀ E LE MAFIE”, promossa da Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, nasce dallo storico impegno dell’associazione per la giustizia sociale e dal percorso della precedente campagna “Miseria Ladra”.

Alla campagna partecipano anche Gruppo Abele, Basic Income Network-Italia e CILAP EAPN – European Anti Poverty Network.

La proposta di Libera e delle altre Associazioni consiste nel richiedere al Parlamento italiano di istituire, attraverso una legge ad hoc, il Reddito Minimo di Dignità o Reddito di Cittadinanza, cioè una garanzia economica destinata alla persona, in modo da definire una soglia di reddito sotto la quale nessun individuo deve scendere.

Dalla pagina web dedicata al reddito di dignità ed alla raccolta firme per una legge sul reddito minimo o di cittadinanza (www.campagnareddito.eu), leggiamo:

La misura, pensata per prevenire il rischio di impoverimento delle persone e garantire una rete di sicurezza, è rivolta a coloro che già sono in condizione di povertà economica perchè si ritrovano nella condizione di non poter lavorare, o che hanno un reddito che non permette loro di vivere una vita dignitosa, o che hanno perso i benefici degli ammortizzatori sociali, o che sono, per vari motivi, al di sotto di una certa soglia economica. Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, garantisce uno standard minimo di vita per gli individui e per i nuclei familiare di cui fanno parte che non hanno adeguati strumenti di supporto economico.

Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, è anche uno strumento fondamentale di contrasto alle mafie, in una fase di grave crisi e di aumento della povertà e delle diseguaglianze sociali, perché toglie ossigeno a chi sfrutta il bisogno di lavoro trasformandolo in ricatto economico, per alimentare circuiti criminali che approfittano della povertà o per fare dei posti di lavoro merce per il voto di scambio. E impone al contrario un diritto che rende le persone meno deboli anche di fronte a chi ne vuole sfruttare i bisogni e le fragilità.

Sempre dalla pagina web leggiamo come e a chi destinare il reddito di dignità:

“Sono diversi gli accorgimenti sulla base dei quali è possibile varare una legge nazionale anche a partire dalle diverse proposte che sono già in campo. Tuttavia riteniamo utile segnalare le seguenti priorità:

  1. Un reddito individuale attraverso l’erogazione di un beneficio in denaro e destinato a sostenere la persona, ricordando che i sistemi di redditi minimi adeguati debbano stabilirsi almeno al 60% del reddito mediano dello Stato membro interessato (come espressamente previsto al punto 15 della Risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2010 sul ruolo del Reddito Minimo, nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa: e avvalorato dal Rapporto annuale 2014 dell’Istat su “La situazione del Paese” (pag. 227 228 – Tavola 5.17)

  2. Individuare i destinatari del Reddito Minimo o di Cittadinanza, considerando che per alcuni è uno strumento di valorizzazione ed autonomia di scelta del proprio percorso di vita, per altri sono necessarie misure di reinserimento sociale e per altri ancora è necessario attivare forme di promozione dell’occupazione.

  3. Stabilire una soglia di accesso tale da poter intervenire su tutti coloro che vivono al di sotto di una certa soglia economica (non meno del 60% del reddito mediano equivalente familiare disponibile) ed individuare eventualmente ulteriori interventi specifici, come quelli volti all’affermazione dell’autonomia sociale dei soggetti beneficiari compresi coloro che sono in formazione, cosi da garantire il diritto allo studio e, in particolare, per contrastare la dispersione scolastica e universitaria. Interventi che sono previsti nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea sotto la forma di un “reddito di formazione” sia diretto che indiretto che si affianca al reddito minimo o di cittadinanza.

  4. I beneficiari dovranno essere residenti sul territorio nazionale.

  5. La durata temporale del beneficio sia destinata “fino al miglioramento della propria condizione economica” o comunque ad una replicabilità temporale dell’intervento cosi da non permettere che si rimanga senza alcun sostegno economico.

  6. Non contrapporre il Reddito Minimo o di Cittadinanza, e l’integrazione sociale e la garanzia ad una vita dignitosa attraverso l’obbligo all’integrazione lavorativa. In sostanza che “il coinvolgimento attivo non deve sostituirsi all’inclusione sociale e chiunque deve poter disporre di un Reddito Minimo, e di servizi sociali di qualità a prescindere dalla propria partecipazione al mercato del lavoro” (Relazione per Risoluzione europea sul Coinvolgimento delle persone escluse dal mercato del lavoro – 8 aprile 2009);

  7. Incentivare la libertà della scelta lavorativa come misura di contrasto dell’esclusione sociale può evitare la ricattabilità dei soggetti in difficoltà economica. In questo caso il concetto di “congruità dell’offerta di lavoro” e non dunque “l’obbligatorietà del lavoro purché sia” può ben riferirsi alla necessità di valorizzare il soggetto beneficiario ed a trovare tutti gli strumenti utili affinché l’integrazione al lavoro tenga conto delle sue esperienze, delle sue capacità e competenze e dunque a non generare comportamenti di vessazione e imposizione verso il beneficiario. Perché “la causa di un’apparente esclusione dal mondo del lavoro può risiedere nella mancanza di sufficienti opportunità occupazionali dignitose piuttosto che nella mancanza di sforzi individuali” (Risoluzione sul Coinvolgimento delle persone escluse dal mercato del lavoro – 8 aprile 2009).

  8. Costruire un sistema integrato, oltre l’erogazione del beneficio economico, con le altre misure di welfare sociale e di servizi di qualità con il coordinamento tra gli organi preposti alla loro erogazione (Regioni e Comuni) così da definire un ventaglio di interventi mirati e diversificati a seconda delle necessità e delle difficoltà della persona e che mirano ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa.

  9. Affiancare il Reddito Minimo o di Cittadinanza all’individuazione di un progetto di integrazione sociale individuale condiviso con il beneficiario che lo richiede.

  10. Rafforzare i servizi e il sistema dei centri per l’impiego pubblici destinandoli a centri per l’impiego ed i diritti in cui potersi rivolgere anche per l’erogazione del Reddito Minimo o di Cittadinanza.

Considerato che

  • Dal 2008 al 2014 la crisi in Italia ed Europa, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, ha raddoppiato e quasi triplicato i numeri della povertà relativa ed assoluta. In Italia sono infatti 10 milioni le persone in povertà relativa, il 16,6% della popolazione complessiva, ed oltre 6 milioni, il 9,9% della popolazione, in povertà assoluta.

  • Inoltre, se a questi dati vanno sommati tutte quelle fasce sociali a rischio povertà: dai working poor, cioè quelle persone che pur lavorando percepiscono un reddito inferiore alla soglia di povertà, ai precari, agli over 50 senza alcun lavoro, alle donne, ai migranti, ai giovani, agli anziani, a coloro che hanno difficoltà abitative, il numero dei soggetti a rischio potrebbe aumentare in maniera esponenziale.

 

Considerato altresì che

  • La Raccomandazione del Consiglio Europeo del 24 giugno 1992 in cui si definiscono i criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale (92/441/CEE) stabilisce fra le sue finalità:

(3) considerando che nell'ultimo decennio si sono potenziati e diversificati i processi di emarginazione sociale ed i rischi di caduta in condizioni di precarietà, soprattutto a seguito dell'evoluzione combinata, da un lato, del mercato del lavoro, con particolare riguardo all'aumento della disoccupazione protratta e, dall'altro, delle strutture familiari, con particolare riguardo al moltiplicarsi delle situazioini d'isolamento;

(8) considerando che la Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, adottata dai capi di Stato o di governo di undici Stati membri nel Consiglio europeo di Strasburgo del 9 dicembre 1989, proclama, nell'ottavo “considerando” e ai punti 10 e 25:

«considerando che (. . .) in uno spirito di solidarietà, si deve combattere l'emarginazione sociale;»«Secondo le modalità specifiche di ciascun paese: 10. Ogni lavoratore della Comunità europea ha diritto ad una protezione sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla dimensione dell'impresa in cui lavora, di prestazioni di sicurezza sociale ad un livello sufficiente.

Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale.»

(12) considerando che il Parlamento europeo, nella sua risoluzione concernente la lotta contro la povertà nella Comunità europea (5), ha auspicato l'introduzione in tutti gli Stati membri di un reddito minimo garantito, inteso quale fattore d'inserimento nella società dei cittadini più poveri.

  • La Risoluzione del Parlamento Europeo sul Ruolo del Reddito Minimo nella lotta contro la povertà e nella promozione di una società inclusiva in Europa (16 ottobre 2010) indica il reddito minimo come lo strumento che può “contribuire al miglioramento della qualità della vita e che offra a tutti la possibilità di partecipare alla vita sociale, culturale e politica come pure di vivere dignitosamente”. Il Reddito Minimo è “il diritto fondamentale della persona a disporre di risorse economiche e prestazioni sociali sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana”.

 

  • Nel Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Sviluppo delle prestazioni sociali» (parere esplorativo) (2011/C 44/05) il Comitato economico e sociale europeo (CESE) al punto 1.7 delle conclusioni e raccomandazioni ricorda: “che, nel suo parere sul tema della povertà ( 9 ) del 12 luglio 1989, esso ha raccomandato l'introduzione di un minimo sociale, concepito ad un tempo come rete di sicurezza per i poveri e strumento del loro reinserimento sociale. Si rammarica del fatto che né il suddetto parere, né la successiva raccomandazione del Consiglio del 24 giugno 1992 sui criteri comuni in materia di risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale ( 10 ) abbiano ancora avuto un seguito appropriato. Ritiene quindi che si dovrebbe prevedere l'introduzione progressiva di una garanzia di risorse e di prestazioni nel contesto della protezione sociale attraverso un nuovo strumento che, pur tenendo conto delle specificità nazionali, appoggi con maggiore efficacia le politiche di lotta alla povertà realizzate nei diversi Stati membri. L'inclusione dell'obiettivo di riduzione della povertà nella strategia Europa 2020 rappresenta uno strumento importante da questo punto di vista.

  • In diversi paesi europei quali Austria, Belgio, Danimarca, Francia, ecc. esistono da decenni strumenti di sostegno al reddito e che in diverse misure intervengono a seconda delle diverse necessità dell’individuo, e che l’Italia è invece priva di un analogo strumento di sostegno al reddito.

  • Malgrado da anni sociologi, economisti, filosofi, giuristi, ricercatori, liberi pensatori si occupano di studiare, progettare e promuovere interventi indirizzati a sostenere l’introduzione di un reddito garantito in Italia, e malgrado le Risoluzioni dell’Unione Europea abbiano incoraggiato dal 1992 a definire una soglia di reddito minimo garantito, l’Italia non ha ancora una legge che garantisca una protezione economica per chi è disoccupato, precario o in povertà.

 

Tenuto conto che

 

In Parlamento sono state presentate due proposte di legge di iniziativa popolare e parlamentare  sul reddito minimo di dignità o di cittadinanza che si basano sulla  Risoluzione del Parlamento Europeo del 2010, secondo la quale “sistemi di redditi minimi adeguati debbano stabilirsi almeno al 60% del reddito mediano dello Stato membro”, prevedendo una serie di prestazioni aggiuntive in servizi, da destinare a coloro che siano al disotto di tale soglia in modo che nessun individuo debba scendere sotto un determinato reddito.

 

Atteso che

 

  • Per combattere disoccupazione, precarietà e povertà bisogna attivare l’individuo e promuovere la sua autonomia.

  • Il reddito minimo non deve essere considerato come una misura alternativa al sussidio di disoccupazione e, tanto meno, un sussidio contro la povertà assoluta, ma deve essere considerato come uno strumento di garanzia dei diritti fondamentali e della dignità umana.

 

Tenuto conto altresì che

  • Con la campagna “100 GIORNI PER UN REDDITO DI DIGNITÀ CONTRO LA POVERTÀ E LE MAFIE”, le Associazioni promotrici Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Gruppo Abele, Basic Income Network-Italia e CILAP EAPN – European Anti Poverty Network hanno raccolto oltre 70mila firme per una buona legge sul reddito minimo o di cittadinanza, riuscendo a coinvolgere, con una mobilitazione dal basso e con centinaia di iniziative, molti parlamentari  e l’adesione di alcuni gruppi parlamentari.

  • Il 6 giugno 2015, “Giornata nazionale della dignità e per il reddito” saranno organizzati in tantissime città italiane banchetti per la raccolta delle firme per la campagna sul reddito di dignità e di informazione per la cittadinanza sull’importanza di tale provvedimento.

 

Ritenuto che

 

  • Le Istituzioni debbano realizzare azioni di promozione del pieno sviluppo di ogni persona, di lotta alla marginalità e fragilità sociale, di lotta all’economia criminale e al potere di tutte le mafie.

 

  • Il Comune di Palermo debba aderire alla Campagna 100 GIORNI PER UN REDDITO DI DIGNITÀ CONTRO LA POVERTÀ E LE MAFIE”, per la richiesta di istituzione del Reddito di Dignità

IL CONSIGLIO COMUNALE

 

si impegna e impegna

 

IL SINDACO

 

in qualità di rappresentante dello Stato ad adoperarsi concretamente, per:

 

  1. Aderire alla campagna “100 GIORNI PER UN REDDITO DI DIGNITÀ CONTRO LA POVERTÀ E LE MAFIE”, promossa dalle Associazioni promotrici Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Gruppo Abele, Basic Income Network-Italia e CILAP EAPN – European Anti Poverty Network, con la quale si chiede l’istituzione a livello nazionale del Reddito di dignità o di Cittadinanza per contrastare povertà e diseguaglianze.

  2. Realizzare attività di promozione oggetto della campagna sul Reddito di Dignità quali la legalità, la lotta alla criminalità e la promozione della coesione sociale, coinvolgendo cittadinanza, associazioni, comitati, sindacati, movimenti.

  3. Pubblicizzare e dare massima diffusione della campagna in oggetto attraverso la pubblicazione sul sito istituzionale del Comune di Palermo ed attraverso i consueti canali di comunicazione.

  4. Informare l’Associazione Libera e le altre Associazioni promotrici dell’avvenuta adesione a sostegno della campagna 100 GIORNI PER UN REDDITO DI DIGNITÀ CONTRO LA POVERTÀ E LE MAFIE”, 

 

IMPEGNA LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO COMUNALE

   

A far pervenire quanto deliberato col presente atto al Presidente della Repubblica, ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, al Presidente della Regione Sicilia, ai singoli Deputati regionali siciliani.

 LA CONSIGLIERA

                        Antonella Monastra

  

Chi sono

Antonella Monastra è palermitana e nata nel ‘56. E’ ginecologa responsabile del Consultorio Familiare ...
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